Il 25 Giugno 1971 ci lasciava il grande Mario Magnozzi. Livornese purosangue, Mario Magnozzi crebbe nelle giovanili amaranto debuttando con la nostra maglia in serie A (allora era chiamata Prima Divisione) nel 1919 a diciassette anni. Proprio nella stagione 1919/20 si affermò quale grandissimo calciatore e con il suo mancino guidò il Livorno alla vittoria del “Torneo Sud” e poi alla finalissima per lo scudetto, persa ingiustamente 3-2 allo “Sterlino” di Bologna contro l’Internazionale. Era il 20 Giugno 1920.

Per Mario Magnozzi soprannominato “motorino” (instancabile, era sempre presente in ogni zona del campo) , si conteranno con il Livorno 277 presenze e 185 reti. I gol sarebbero oltre duecento e le presenze quasi trecento se si contassero anche i tornei e le coppe. Nel 1924/25, in amaranto, vinse la classifica cannonieri di Prima Divisione (record che sarà poi eguagliato solo ottanta anni dopo da un altro calciatore del Livorno, Lucarelli nel 2004).

Magnozzi era un grandissimo talento, mancino di classe, abile nella realizzazione. Innamorato dei nostri colori giocò anche nel Milan, ma finì la carriera con il Livorno segnando alcuni dei primi gol nel nuovo impianto di Ardenza (oggi intitolato ad Armando Picchi, un altro campione livornese che Mario aveva apprezzato e che ci lasciò in quel tremendo 1971). Magnozzi è stato anche allenatore del Livorno e dalla panchina vinse il campionato 1936/37. A stagioni alterne guidò gli amaranto fino al 1958.

Numerosi i successi di Magnozzi anche con la maglia azzurra dell’Italia. Per lui 29 presenze e 13 reti. Il bronzo alle Olimpiadi del 1928 e la vittoria nella Coppa Internazionale (1927-1930). Mario Magnozzi, un grande campione del calcio amaranto e nazionale. (p.nac/nella foto Magnozzi in azzurro segna alla Svezia)