Era da poco finita la Prima Guerra Mondiale e, con la battaglia di Vittorio Veneto il 4/11/1918, l’Italia aveva vinto. Il campionato di calcio non era stato organizzato e così la stagione del ritorno in campo fu quella del 1919/20.

Il torneo fu diviso in gironi regionali. Le finaliste dei vari raggruppamenti avrebbero dato vita alla fase nazionale con semifinali e finale in campo neutro.
Il Livorno allenato dal vercellese Fresia e poi dal sostituto “vecio” Pietro Piselli aveva il passo più lungo di tutte le altre squadre. Nella fase regionale gli amaranto esordiscono con una vittoria per 6-0 a Prato, poi chiudono il girone con il successo sulla Cs Firenze per 2-0. La fase interregionale vede crescere ancora la cavalcata dei livornesi: Audace Roma e Internazionale Napoli vengono strabattute: 1-0, 4-3 la squadra romana, 4-0 e 3-0 quella campana.

La finale del Centro-Sud è un altro trionfo con i ragazzi unionisti che vincono per 3-2 sulla Fortitudo Roma: decide una tripletta di Magnozzi. Il mitico “motorino” segnò 29 dei 49 gol amaranto in quel campionato. La finalissima fu con l’Internaizionale di Milano che vinse il raggruppamento Centro-Nord davanti a Genoa e Juventus.

La finalissima nazionale si disputò il 20 giugno 1920, un secolo fa, a Bologna e il Livorno fu sconfitto per 3-2.

Così parlarono i quotidiani dell’epoca, il quotidiano torinese La Stampa sulla partita: «L’Internazionale F.C. ha arrischiato di farsi mettere in scacco dall’audace squadra dell’U.S. Livorno, campioni di football dell’Italia centro-meridionale. L’U.S. Livorno dev’essere tornata piena di orgoglio ai propri lari. Cedere di misura ad una squadra come quella dei nero azzurri, per due goals contro tre, dopo di aver giuocato due terzi della partita con dieci uomini, può essere considerato dai livornesi come una mezza vittoria. Essi dovettero il brillante risultato alla loro resistenza e ad una grande tenacia di tutti i loro elementi, sorretti da un meraviglioso entusiasmo». La cronaca della Stampa prosegue notando un calo di forma dell’Inter, che chiusero il primo tempo in vantaggio per 3-0 con doppietta di Agradi al 12′ e al 34′ e gol di Aebi al 44′, complice anche l’infortunio al 7′ del terzino avversario Innocenti I: il difensore infatti, dopo aver tentato di proseguire l’incontro, fu costretto a uscire definitivamente dal campo al 29′, obbligando il Livorno a giocare il resto della partita in 10.

Secondo la cronaca del quotidiano livornese “Il Telegrafo” comunque, i labronici non meritavano tale passivo, dato che avevano creato ma non concretizzato numerose occasioni da gol (tra cui un rigore fallito sullo 0-0). Il giornale, inoltre, sostenne che il gol del 3-0 nerazzurro fu siglato «in evidente posizione di off-side». Nella ripresa, invece, sempre secondo la cronaca della Stampa, i milanesi, ormai esausti, «devono subire una superiorità effettiva da parte di coloro i quali sono stati fino allora dominati». I gol livornesi arrivarono nel finale: al 38º minuto, dopo una palla gol del Livorno sventata in corner da Francesconi, sul successivo calcio d’angolo, battuto da Corte, Magnozzi insaccò di testa, accorciando le distanze; quattro minuti dopo, lo stesso Magnozzi, approfittando di una mischia in area neroazzurra, provocò l’autorete del portiere neroazzurro Piero Campelli, portando il risultato sul 3-2 (alcune fonti attribuiscono proprio a Magnozzi il gol). A quel punto, il Livorno sfiorò, secondo Il Telegrafo, la rete del pareggio con Jacoponi ma non riuscì nell’intento: l’Inter vinse così, anche se con più fatica del previsto, il suo secondo campionato. Il Livorno fu per la prima volta vice campione d’Italia. Succederà di nuovo nel 1943. (p.nacarlo)

La Finalissima scudetto. Bologna, 20/6/1920
Internazionale: Campelli, Francesconi, Beltrame, Viganò, Fossati II, Milesi, Conti, Cevenini III, Agradi, Aebi, Asti
Livorno: Jacoponi I, Baratella, Innocenti I, Collaveri, Nigiotti, Innocenti II, Corte, Jacoponi II, Magnozzi, Bargagna I, Longhi.
Arbitro: Bertazzoni di Modena
Reti: 12′ -34′ Agradi, 45′ Aebi, 83′ Magnozzi, 87′ autogol Campelli