Il Livorno ed i suoi stadi: Villa Chayes e l’Ardenza

villa-chayes

Com’è noto l’Unione Sportiva Livorno nasce nel 1915 dalla fusione tra Spes e Virtus Juventusque ed uno dei primi problemi che i dirigenti della neonata Società si posero fu quello del campo di giuoco.

Dove andare a disputare le proprie gare? Il campo designato fu quello di Villa Chayes, terreno verde tra il mare e gli alberi, nella zona della chiesa di San Jacopo, in viale Regina Margherita (l’attuale viale Italia) con una capienza di circa seimila spettatori (foto sopra).

Dopo un’ iniziale disputa tra i dirigenti amaranto e la famiglia Chayes, dovuta anche ai rapporti di pessimo vicinato di questi ultimi con la confinante famiglia Gotti, il Livorno inizia a giocare sul suo campo dando vita alle gloriose gesta di campioni quali, ad esempio, Vincenzi e Magnozzi.

Il Livorno giocava in serie A contro i blasonati avversari del settentrione ed il suono delle campane della vicina chiesa di San Jacopo era spesso per Magnozzi e per la squadra il segnale della svolta per intensificare gli attacchi agli avversari, con tutta la grinta possibile tipica dei livornesi.

Nel 1933/34 il pubblico si era fatto sempre più numeroso e per il Livorno si rese necessaria la costruzione di un nuovo stadio.

Iniziò così la costruzione dello Stadio Comunale “Edda Ciano Mussolini” progettato dall’architetto Brizzi e realizzato con i contributi del Comune, del Consiglio Provinciale dell’Economia, della Cassa di Risparmi e di altri enti.
Il campo fu fornito dalla Federazione Provinciale Fascista.

Erano i tempi del ventennio, ed a Livorno, come in molte altre città italiane, venne costruito uno stadio funzionale.

Quelli di Firenze, Bologna e Livorno costruiti a distanza di pochi anni l’uno dall’altro, sono diversi per dimensioni ma molto simili nel progetto con arcate e gallerie sotto le gradinate ed una torretta posta nel settore di maratona.

Lo stadio verrà ultimato nel 1935.(foto sotto)

schermata-2015-01-27-alle-10-35-001
E’ un’opera che ancora oggi appare moderna, di cemento armato posta su un’area di circa 30.000 metri quadrati (nell’attuale Piazzale Montello) con un perimetro ad anello allungato costituito da due gradinate rettilinee di circa 90 metri ciascuna, raccordate da due gradinate curve con sviluppo esterno di 210 metri ciascuna.

Sopra i gradoni di maratona era costruita una torretta che, inizialmente, doveva servire all’addetto alla lettura delle formazioni. Poi negli anni 80 fu abbattuta perché pericolante.
Ancora oggi molti livornesi rimpiangono questa struttura che caratterizzava lo stadio del Livorno e pochi altri rispetto a quelli di tutta Italia.

La capienza dello stadio è di 20.000 spettatori, di cui 15.000 seduti.

Una lapide posta ancora oggi sotto la Tribuna Centrale ricorda i giocatori ed i dirigenti del Livorno caduti durante la prima guerra mondiale.

L’8 ottobre del 1933 in occasione di Livorno-Fiorentina 10.0000 spettatori gremirono gi spalti per la prima partita (le curve non erano state ancora costruite).
Con una doppietta di Busoni ed un gol di Turchi vennero sconfitti i viola.
Nel marzo del 1935 la nuova struttura sportiva fu inaugurata alla presenza di Edda Ciano Mussolini.
La gara in programma tra le nazionali B di Italia ed Austria terminò 0-0.

Nel dopo guerra, intorno agli anni 50, lo stadio di Ardenza cambiò per un periodo denominazione in “Yankee Stadium” e la gestione fu in mano agli alleati americani che, sul glorioso campo, facevano svolgere parate militari e gare di football americano.

Alla metà degli anni 80 è stata rinnovata la pista di atletica e nel 1990 lo stadio di Ardenza, dal nome del quartiere dove è stato costruito, viene intitolato ad Armando Picchi, grande campione del Livorno, dell’Inter di Moratti e della Nazionale.

Nel 2005, in occasione della visita del Presidente della Repubblica Ciampi, e per il ritorno degli amaranto in serie A, vengono creati i nuovi locali della sala stampa e della sala buffet, ristrutturata la tribuna stampa ed inserite le poltroncine gialle per i vip.

Lo stadio viene dotato di nuove tribunette fisse di ferro e la capienza è portata a 19.200 spettatori.

Sempre tra il 2005 ed il 2006 viene installato un complesso ed articolato circuito di telecamere interne ed esterne allo stadio ed è ultimata la recinzione esterna.
Viene anche montata una robusta cancellata in ferro, resa obbligatoria dalle vigenti norme sulla sicurezza negli stadi, con annesse due nuovi box biglietteria.(sotto foto aerea del “Picchi” oggi)

schermata-2015-01-27-alle-10_40_31

Nel 2006, con la Coppa Uefa, lo stadio viene dotato, nella sua totalità di comodi seggiolini gialli che però, in occasione delle gare internazionali, faranno diminuire la capienza a 14.200 unità.

Primo storico custode dello stadio fu Natalino Bernini che ebbe questo incarico perché il nuovo impianto fu costruito sul terreno dove prima abitava.

Dopo la famiglia Bernini, che viveva nei locali sopra l’attuale sala stampa, la gestione dell’impianto e del bar passò alla famiglia Orsucci e poi al Comune.

Parenti della famiglia Orsucci erano i Bianchi che nella persona di Mario (e, prima, del padre Renato detto “il vescovo”), hanno gestito lo storico bar dell’Armando Picchi fino al 2009.